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[ArenDhaal] Racconti

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[ArenDhaal] Racconti

#1

Messaggio da ArenDhaal » domenica 12 marzo 2017, 20:41

RACCONTI DEL PASSATO - LE LEZIONI DI UTH

- Ci sono tre tipi di preda, le lepri, le volpi ed i cinghiali – inizio il Cimmero, guercio e grosso come una montagna, accendendo la pipa in corno di bue – ognuna richiede un approccio diverso, ed è bene che lo impari, altrimenti sarai inutile. - aggiunse aspirando con forza così che il tabacco iniziasse a bruciare - Le lepri sono veloci, saltellano qua e là, si muovono di continuo e lasciano poche tracce - riprese gettando a terra il pezzo di carbone ardente usato per accendere – Devi imparare a trovare ogni segno le poche volte che lo lasciano, perdine uno e sei fregato... seguili ed avrai la tua lepre. Sono animali veloci sì, ma sono stupidi, tornano sempre nello stesso posto. Scopri dov'è e zac! Puoi prenderle quando vuoi e senza far fatica. -

Si appoggiò contro lo schienale della sedia in faggio facendola cigolare sotto il peso della sua mole – Le volpi invece... ah quelle sono tutt'altra roba. Puoi trovare la tana e quella se ne andrà da un'altra parte. Puoi seguire le tracce sì... ma quella farà di tutto per depistarti. Sono animali svegli quelli, non come le lepri. Devi giocare d'astuzia e ragionare sulle tracce che trovi... il resto è facile, non saltellano in giro e non sono veloci come la lepre, fregale al loro stesso gioco e ti farai una bella pelliccia... -
Inspirò del fumo dalla pipa lisciandosi la barba bianca con l'altra mano, mettendo in mostra il marchio inciso a fuoco sul bicipite sinistro grosso come la testa di un uomo.

- E poi c'è il cinghiale. E' il più facile da trovare dei tre, passa nel bosco come un macigno durante una frana, rami rotti, impronte, buchi... il problema è quando lo trovi però. Perché quello è pronto ad incornarti e ci mette tanta cattiveria e rabbia che diventa pericoloso. Segui un cinghiale senza essere preparato a trovartelo di fronte e puoi dire addio a questo schifo di mondo – il gigante fece una pausa guardando il fuoco scoppiettante nel camino – Bisogna che non segui le impronte come uno stupido, devi capire dove vanno e prevedere cosa farà il bestione, si lasciano talmente tanti segni dietro che fai presto ad intuire che direzione vuol prendere. Anticipalo, poi colpisci in fretta rimanendo al sicuro e quello si renderà conto che l'hai trovato solo quando renderà omaggio ai suoi dei - sbuffò fumo dalla pipa.

- Come dici ragazzo? Tutte e tre le cose a tempo? - il Cimmero si raddrizzò sulla sedia socchiudendo gli occhi color castano sotto le folte sopracciglia bianche – Augurati di non dover mai seguire qualcuno che è tutte e tre le cose a tempo ragazzo. Perché se dovrai farlo non darai la caccia ad una preda ma ad un predatore. E in quel caso tornerai a casa con la sua testa. O lui con la tua -
Il colosso si alzò dalla sedia, continuando a fumare la pipa mentre si allontanava dal camino acceso, diretto alle scale verso il piano superiore della locanda. - Ora va a dormire ragazzo, domani si va a caccia -.


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#2

Messaggio da ArenDhaal » mercoledì 15 marzo 2017, 22:06

RACCONTI DEL PASSATO - L'ODALISCA

La donna dai lineamenti selvaggi osservava l'allenamento, mentre seduta su una roccia, teneva acceso il piccolo falò circondato da pietre badando al contempo che il coniglio arrosto che stava cucinando non si bruciasse. La sua postura era la stessa che si sarebbe potuta trovare in qualsiasi signora di un qualsiasi villaggio di quelle terre boscose, come fosse una comare abituata ad accudire il fuoco e la cena in attesa del rientro del marito o dei figli dal lavoro nei boschi.
Mai aveva rifiutato qualcuno attorno al suo fuoco, fosse un pescatore attardatosi lungo il fiume o un viandante che aveva smarrito la via nelle terre selvagge, si mostrava sempre cortese. Così com'era cortese con tutti nella compagnia, ridendo ai racconti attorno al fuoco, accudendo chi dava troppo spazio ai boccali di sidro ed occupandosi di coloro che tornavano al campo feriti. Come una premurosa massaia di un qualsiasi villaggio. Certo l'abbigliamento non era proprio quello della tipica ragazza abituata alla vita in un villaggio, con le due asce in pietra, legate saldamente ad altrettanti anelli di cuoio su entrambe i fianchi, che recavano i segni dell'usura e le tacche delle vittorie sui grossi manici in legno. Così come segno della vittoria erano gli abiti, fatti da numerosi pezzi di pelliccia tenuti assieme da spessi laccetti di cuoio, uguali a quelli che tentavano, invano, di tenere assieme l'ispida e selvaggia chioma di capelli color carbone lunghi fino alle scapole.
Quella donna enigmatica, dal volto gioviale, poteva essere definita da chi non la conosceva, in vari modi; come una matura campagnola o come una selvaggia Pitta dei boschi, ma chiunque l'avesse vista indossare le pitture di guerra la chiamava l'Odalisca.
Piombava in mezzo ai nemici come lo sferzante vento del nord, roteando e danzando tra un avversario e l'altro, con piroette e brevi corse, capriole e saltelli, sui passi sulle note di una sinfonia mortale che solo lei sembrava sentire, fatta delle grida di rabbia e disperazione di coloro con cui stava ballando. Solo chi fuggiva era risparmiato, gli altri nemici cadevano uno dopo l'altro, sprecando le forza mentre tentavano invano di seguirne i movimenti, agili e fluidi ma al contempo travolgenti come un fiume in piena. Al termine della sua danza sul terreno rimanevano soltanto i corpi di coloro che avevano levato le armi, mentre su di lei rimanevano solo tagli e graffi il cui sangue si mischiava a quello dei nemici che le ricadeva copioso sul viso, privo di pietà, rabbia o altro sentimento.
Sollevò il ramo su cui era impalato il coniglio dal fuoco strappandone un pezzo con le mani per assaggiarlo, quindi alzò lo sguardo sul giovane che si stava allenando con i pugnali poco distante.
- Per oggi basta allenamento Bel Faccino. E' pronta la cena – pronunciò cordialmente mentre si preparava a condividere la selvaggina.

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#3

Messaggio da ArenDhaal » mercoledì 26 aprile 2017, 19:52

RACCONTI DEL PRESENTE - LEZIONI AL BRANCO: VOLO DI FRECCIA

Vide la freccia staccarsi dall'arco diretta verso il bersaglio al centro della piana, si alzò in un istante, uscendo dall'erba alta della prateria, mentre le piume strisciavano appena sugli steli, e si levò alta nel cielo abbandonandosi il caldo afoso alle spalle in favore della brezza fresca e sottile che si riversava come un onda dalla parete delle cascate. Danzò con il vento su noti invisibili per qualche istante, continuando a salire come se volesse raggiungere il sole stesso finchè non sembrò ricordarsi della forza che l'attirava verso il terreno. Allora si inclinò, lentamente, cambiando angolazione come a cercare il suo bersaglio. Ed il suo obbiettivo era il tronco in legno secco che si ergeva nella pianura. Poi, come un rapace che avvista la sua preda, iniziò la discesa prendendo velocità. L'aria ora sfrecciava attorno allo strale con un sibilo sottile, accarezzata dalle piume in coda che vibravano nel vento. Sfondò il muro di aria calda così come una roccia attraversa l'acqua mentre la punta metallica brillava, riscaldata dalla luce del sole, un istante prima di centrare il ceppo in legno con uno schiocco sonoro. Erba, cambio di temperatura, brezza, tempo di salita, angolo di discesa, cambio di temperatura, cambio di peso dovuto al riscaldamento del ferro. Impatto. Le informazioni scivolarono al loro posto una dopo l'altra, andando a comporre una serie di disegni invisibili nella mente dell'uomo con l'elmo ricavato da un teschio di iena, schemi e linee tracciate dalla punta della freccia al bersaglio. Tutto in un istante.

Alzò la mira, spostò il tiro leggermente sulla sinistra e scoccò. Osservò la freccia colpire in pieno il bersaglio, quindi, con calma, ripose l'arco a spalle e si voltò verso le quattro figure, anch'esse vestite di pelliccia, alle sue spalle osservandole con un ghigno selvatico - Ora tocca a voi -.

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